Duecento costumi realizzati a Caprarola sfilano a Viareggio
Tutto pronto per la passerella conclusiva del Carnevale di Viareggio 2026, domani pomeriggio a partire dalle ore 17, sui viali a mare tornano in sfilata i mastodontici carri allegorici e le incantevoli maschere. Poche ore ci separano ormai dalla comunicazione del verdetto della giuria atteso puntuale in serata, al termine del sesto corso mascherato notturno di chiusura. Scontata o meno, è certo che la classifica farà discutere, dato che le maestranze sono eccellenze ammirate e seguite a livello globale e le tematiche toccate sono per lo più di attualità.
Ogni anno il mondo intero segue, discute e commenta l’arte, la satira e le allegorie proposte dai maestri che attraverso i “giganti di cartapesta”, con altezze che arrivano a sfiorare i diciannove metri e larghezze pari a dodici metri circa, raccontano i grandi temi della società, spesso anticipandone i tempi, invitando la collettività alla riflessione, spronando magari all’adozione di comportamenti virtuosi.
La Tuscia ma non solo, fanno il tifo per Luca Cristofori vincitore lo scorso anno insieme al viareggino Tiziano Musetti del premio al miglior costume dei figuranti dei carri allegorici, istituito dalla Fondazione Carnevale di Viareggio e dal Rotary Club Versilia Viareggio. Al tempo, il riconoscimento è stato attribuito agli “abiti di carnevale”, fatti a mano, singolarmente, su misura per il carro di prima categoria “Per una sana e robusta Costituzione” di Alessandro Avanzini – spalline imbottite, tonalità di rosa shocking, pied-de-poule e materiali inediti, questi i tratti distintivi degli oltre centosessanta costumi che hanno lasciato un segno indelebile a Viareggio, valido per un posto d’onore nel museo del Carnevale.
A Caprarola, nella fucina-laboratorio delle meraviglie, il poliedrico artista romano, fashion e body designer, coltiva e realizza sogni. Le creazioni firmate Luca Cristofori vengono distribuite in ventuno nazioni. Oggi il laboratorio sartoriale è il punto di riferimento di numerose atlete del panorama sportivo e di gran parte dei gruppi di majorettes d’Italia, gruppi folk e bande, che amano distinguersi con stile ed originalità.
La smisurata passione e l’amore indomito per il carnevale, hanno dato vita al progetto “L’alta moda passa per il carnevale”, nato dalla sinergia di menti brillanti, mani sapienti e divertimento intellettuale. Sul lungomare di Viareggio, le maschere di Cristofori e Musetti anche quest’anno si stanno distinguendo, caratterizzate da tonalità metalliche che variano dall’oro al bronzo, con fantasie appositamente disegnate per dare al manufatto un’idea moderna e robotica di archeologia industriale.
Il ritorno dei pom pon non è nostalgico, ma è la rielaborazione integrata in un costume di un simbolo festoso, trasformato in un dispositivo narrativo contemporaneo. Colore in movimento, bagliori di luce, superfici vibranti, i pom pon sono tornati ad essere un segno identitario forte, non più accessori marginali, ma elementi capaci di unire memoria tecnica, ironia carnevalesca e nuova ricerca scenografica, dimostrando come anche gli oggetti più leggeri possono raccontare trasformazioni profonde.
Negli ultimi anni al Carnevale di Viareggio, carri, maschere e coreografie si sono fuse in un racconto unitario, uno show pensato ad hoc per catturare lo sguardo, emozionare l’osservatore e stimolare riflessioni. In questo contesto rinnovato, il ritorno dei pom pon avviene oggi in modo inatteso e profondamente trasformato: non più oggetti separati da impugnare, ma elementi integrati nel costume e nella scenografia. Un’idea rivoluzionaria e tutt’altro che casuale, capace di restituire ironia e memoria senza ostacolare il gesto coreografico. Un ritorno differente e decontestualizzato.
In abbinamento al carro di prima categoria “La gallina dalle uova d’oro”, i pom pon diventano così segni scenici consapevoli, inseriti in un forte contrasto visivo e simbolico: sul carro del Maestro Avanzini, alle dominanti dorate, si affiancano atmosfere industriali e cupe, echi di guerra, riferimenti alla figura della Von der Leyen e l’ironia pungente delle galline. Il ritorno dei pom pon non è nostalgico, ma è la rielaborazione integrata in un costume di un simbolo festoso, trasformato in un dispositivo narrativo contemporaneo.
Colore in movimento, bagliori di luce, superfici vibranti, i pom pon sono tornati ad essere un segno identitario forte, non più accessori marginali, ma elementi capaci di unire memoria, tecnica, ironia carnevalesca e nuova ricerca scenografica, dimostrando come anche gli oggetti più leggeri possono raccontare trasformazioni profonde.
“La finanza ordina, la politica obbedisce: armi a debito. Con il re-arm, la presidente dell’Unione europea Ursula Von der Leyen lancia la militarizzazione dell’economia. Dal sogno di pace e sostenibilità del Green Deal si passa al grido – armatevi e partite. Ma a pagare – osserva il costruttore – è sempre il popolo bue. La gigantesca gallina robotica al centro della scena cela la caricatura grottesca della presidente della commissione europea. Le sue uova non generano vita, ma strumenti di morte, come bombe e proiettili. E la pace, rinchiusa in gabbia, guarda impotente il mondo che cambia”.
Concludendo, un accenno ai numeri da capogiro del Carnevale di Viareggio, lo scorso anno ha fatto segnare record storici con incassi da quattro milioni e 799.141 euro e 409.582 presenze. Il pomeriggio di domani, farà probabilmente segnare l’ennesimo record giornaliero, sul lungomare nove i carri di prima categoria, quattro quelli di seconda categoria, otto mascherate di gruppo e otto mascherate isolate.









